31 luglio 2025 ARCO

L’impatto sistemico dell’Economia circolare della montagna

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Nelle aree montane, il rafforzamento delle filiere agricole e forestali valorizza le risorse locali, risponde ai bisogni alimentari e crea valore economico e sociale per comunità spesso segnate da invecchiamento e marginalizzazione. In questo contesto, l’economia circolare gioca un ruolo cruciale: riduce gli scarti, ottimizza l’uso di energia, suolo, acqua e biomasse, e promuove la rigenerazione degli ecosistemi (Commissione Europea, 2022).

Adottare un approccio circolare in montagna significa integrare agricoltura, turismo, ristorazione e trasformazione agroalimentare in un sistema coeso, dove il cibo diventa fulcro di relazioni ecologiche e culturali. Questa visione rafforza la coesione sociale, facilita la creazione di reti tra produttori, ristoratori, operatori turistici e istituzioni, e apre nuove opportunità di mercato per i prodotti tipici delle montagne (Euromontana, 2020).

La “restanza” – intesa come capacità di radicarsi attivamente nel proprio territorio, curando e innovando lo spazio abitato – rappresenta una chiave interpretativa per comprendere come le comunità montane possano diventare motori di sviluppo sostenibile (Teti, 2022). Restare significa creare legami duraturi con l’ambiente e valorizzare saperi locali, contrastando l’esodo e favorendo pratiche di economia circolare che partono dal basso.

Le migrazioni verticali, ovvero i processi migratori che portano verso le terre alte nuovi abitanti o “migranti verticali”, possono diventare volano di rinascita per le economie locali, introducendo competenze e progettualità innovative (Membretti et al., 2024). Allo stesso modo, le “terre di mezzo” – spazi intermedi tra realtà rurali abbandonate e circuiti turistici strutturati – offrono il terreno ideale per sperimentare sinergie tra sostenibilità ambientale e inclusione sociale (Varotto, 2020).

Uno strumento chiave di questo approccio è la valutazione dei servizi ecosistemici, ovvero la capacità di misurare e valorizzare i benefici – ambientali, sociali ed economici – che gli ecosistemi montani forniscono: dalla regolazione climatica alla tutela della biodiversità, dalla conservazione del paesaggio alla produzione alimentare di qualità. Valutare questi servizi consente non solo di orientare le scelte di gestione territoriale, ma anche di riconoscere e remunerare il lavoro di cura degli agricoltori, degli operatori forestali e delle comunità locali, che agiscono come veri e propri custodi del territorio. Con riferimento al patrimonio forestale, soluzioni di gestione responsabile e di conservazione deve prevalere rispetto a dinamiche di sfruttamento e disboscamento.

Dal punto di vista economico e sociale, l’economia circolare in montagna può generare nuove opportunità occupazionali, favorendo l’emergere dei cosiddetti green jobs, e promuovendo modelli imprenditoriali inclusivi che coinvolgano giovani, donne e categorie vulnerabili.  (ILO, 2018). Ciò può consentire un ripopolamento di queste aree, che nel corso dei decenni hanno subito un lento declino e uno scivolamento a valle e verso i centri urbani dei propri abitanti.

L’introduzione di pratiche di responsabilità sociale a livello aziendale e di filiera può rafforzare ulteriormente la coesione territoriale e la fiducia tra gli attori.

Applicare l’economia circolare al turismo nelle aree montane significa ridurre gli sprechi, massimizzare l’efficienza nell’uso delle risorse naturali e promuovere la rigenerazione dei materiali e dei territori. Ma significa anche rimettere al centro le comunità locali, riconoscendole come protagoniste attive del sistema turistico, custodi di saperi e pratiche che possono contribuire a costruire un’offerta autentica, sostenibile e inclusiva. L’innovazione sociale, in questo contesto, è una leva strategica per immaginare soluzioni nuove e condivise alle sfide ambientali e sociali, attivando percorsi partecipativi, filiere corte e modelli di ospitalità responsabile (Borsacchi et al., 2024).

Infine, valorizzare gli scarti come risorse, attraverso fenomeni simbiotici tra attività produttive, trasforma rifiuti in opportunità e crea veri e propri “laboratori” di innovazione replicabili in altri territori (MEA, 2005).

Per funzionare, questo approccio richiede collaborazione tra attori locali, ricerca continua, meccanismi di monitoraggio e valutazione dei risultati. L’educazione, la consapevolezza ambientale, il rispetto delle normative e la gestione dei rischi sono elementi fondamentali per garantire un turismo non solo sostenibile, ma anche resiliente e capace di adattarsi ai cambiamenti futuri.

Investire nell’economia circolare delle aree montane significa restituire valore ai territori e alle persone che li abitano, trasformando sfide in opportunità concrete per un futuro sostenibile e duraturo.

Fondazione PIN, con l’Unità su Innovazione Circolare e Commodity Sostenibili di ARCO, ha sottoscritto nel 2025 una convenzione di ricerca quadriennale con il Comune di Cantagallo. Per ARCO sarà l’occasione per sviluppare progetti di ricerca applicata e di formazione, connettendo innovazione e sostenibilità, e rendendo il territorio di Cantagallo un laboratorio di Economia Circolare.

Il lavoro di ARCO si fonda sulla convinzione che ogni territorio abbia un potenziale unico da attivare. Le aree interne non sono vuoti da riempire, ma spazi vivi da ascoltare, accompagnare e rafforzare, insieme alle persone che li abitano o che decidono di abitare.

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