27 maggio 2026 ARCO

Colmare il divario di genere: simulazione degli effetti in Italia, Francia, Romania e Svezia

microsimulazioni microsimulations closing the gender gap in employment female work inclusion inclusive labour markets ridurre il divario di genere nell'occupazione sviluppo inclusivo mercati del lavoro inclusivi

La riduzione del divario di genere nell’occupazione è stata riconosciuta come un fattore determinante per la crescita inclusiva e la sostenibilità fiscale e sociale nelle economie avanzate ed emergenti. Nell’ambito del progetto Horizon UE PATHS2INCLUDE, Federico Ciani e Arianna Vivoli dell’Unità di Sviluppo Inclusivo di ARCO hanno studiato e valutato i potenziali benefici a livello sociale derivanti dalla riduzione o dall’eliminazione del divario di genere nell’occupazione. La ricerca “Simulating the closure of the gender employment gap in selected EU countries” (Simulazione della riduzione del divario di genere nell’occupazione in alcuni paesi dell’UE) mostra che la riduzione del divario di genere nell’occupazione comporta un netto aumento delle entrate pubbliche e una riduzione della spesa per le prestazioni sociali, confermando i potenziali benefici economici e fiscali derivanti da un maggiore tasso di occupazione femminile. L’analisi si basa su un approccio di microsimulazione che utilizza i più recenti sistemi fiscali e previdenziali disponibili per Italia, Francia, Romania e Svezia.

Sebbene gran parte del dibattito pubblico sulle politiche di parità di genere tenda a sottolineare i costi degli interventi, spesso trascura i costi dell’inazione. Le discussioni tendono a inquadrare il cambiamento politico rispetto a un ipotetico scenario di riferimento a costo zero, come se il non fare nulla non comportasse alcun costo. L’inazione però comporta perdite significative e misurabili.

L’Europa è stata relativamente lenta nell’adattare le politiche relative al mercato del lavoro e all’assistenza per promuovere efficacemente la parità di genere. Quantificare ciò che si perde ogni anno a causa di questa inazione può quindi costituire un potente strumento per la promozione delle politiche.

Nel caso della partecipazione femminile al mercato del lavoro, il “costo dell’inazione” si traduce in una perdita di produttività, di gettito fiscale e in una maggiore spesa per le prestazioni sociali. Stimando gli effetti di un aumento dell’occupazione femminile, lo studio cerca proprio di quantificare queste perdite, chiarendo così la posta in gioco economica e sociale del mantenimento dello status quo invece che del progresso verso la creazione di mercati del lavoro più inclusivi dal punto di vista di genere.

Motivi per ridurre il divario di genere nell’occupazione

Il primo e più immediato motivo per perseguire la riduzione del divario di genere nell’occupazione risiede nella piena attuazione dei diritti sociali all’interno dell’Unione Europea.

Una seconda possibile argomentazione si concentra sulle inefficienze generate dalle barriere sistematiche alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Quando le donne si trovano ad affrontare ostacoli strutturali – che si tratti di discriminazione, accesso ineguale ai servizi di assistenza all’infanzia o modalità di lavoro poco flessibili – l’allocazione complessiva delle risorse umane all’interno della società risulta compromessa

Infine, una terza motivazione riguarda la sostenibilità a medio e lungo termine dei sistemi di welfare. L’Agenzia Europea dell’Ambiente identifica l’invecchiamento della popolazione come una macrotendenze determinante che plasma il futuro dell’Europa, con profonde implicazioni per la sostenibilità del welfare, l’offerta di manodopera e l’equità intergenerazionale. Si prevede che il calo della fertilità e l’invecchiamento demografico porteranno a una contrazione relativa della forza lavoro rispetto alla cosiddetta popolazione a carico. Ciò avrà un impatto diretto sia sui bisogni sociali (che dovrebbero aumentare) sia sul gettito fiscale e sui contributi sociali (che potrebbero diminuire a causa della riduzione della forza lavoro).

Come si può valutare l’effetto della riduzione del divario di genere nell’occupazione?

L’analisi delle implicazioni fiscali e distributive della riduzione e del superamento del divario di genere nell’occupazione è stata effettuata utilizzando il modello di microsimulazione fiscale e previdenziale EUROMOD e il suo modulo aggiuntivo Labour Market Adjustment (LMA), insieme ai microdati EU-SILC. L’obiettivo è stato quello di elaborare scenari specifici per ciascun paese capaci di simulare la riduzione totale e parziale del divario di genere nell’occupazione valutandone gli effetti su:

  • Spazio fiscale con l’analisi le variazioni delle entrate pubbliche, delle imposte dirette sul reddito e sul patrimonio, dei contributi previdenziali, della spesa pubblica (indennità di disoccupazione ecc.) e di altri tipi di prestazioni mirate (come l’assistenza sociale, gli alloggi e le pensioni)
  • Tassi di povertà, misurati con il tasso AROP, che indica la percentuale di individui il cui reddito disponibile equivalente è al di sotto della soglia di povertà, calcolata come il 60% del reddito disponibile equivalente mediano specifico per paese
  • Disuguaglianza di reddito tra le famiglie

La simulazione si basa sull’ipotesi di due scenari politici:

  1. Eliminazione totale del divario di occupazione di genere: uno scenario di riferimento in cui i tassi di occupazione delle donne vengono aumentati fino a eguagliare quelli degli uomini all’interno di ciascun paese.
  2. Riduzione del divario di genere nell’occupazione: nello specifico, simula l’obiettivo fissato nel Piano relativo al Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, che mira a dimezzare almeno il divario di genere nell’occupazione entro il 2030 rispetto al livello del 2019 in ciascun paese.

I risultati della microsimulazione mostrano che, nel complesso, l’aumento dell’occupazione femminile non solo contribuisce a una maggiore uguaglianza di genere e inclusione sociale, ma può anche generare rendimenti fiscali positivi, anche quando le politiche si rivolgono alle donne più vulnerabili o prevedono incentivi per i datori di lavoro.

Infatti, indipendentemente dal fatto che le politiche si concentrino sulle donne più vicine o più lontane dal mercato del lavoro, l’espansione dell’occupazione femminile porta costantemente a miglioramenti fiscali netti.

Per saperne di più sull’analisi e i risultati della microsimulazione, leggi e scarica l’articolo.