15 maggio 2026 ARCO

Cura e uguaglianza: ripensare la misurazione e il monitoraggio per la governance locale

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La cura deve essere intesa come principio strutturale per ripensare lo sviluppo, l’uguaglianza e la democrazia. Se si adotta questa lente, la cura diventa una dimensione fondamentale dell’organizzazione sociale più che un settore dell’attività economica o uno strumento a sostegno della partecipazione al mercato del lavoro. La proposta per un cambiamento concettuale in questo senso è il punto di partenza dell’analisi “Care and Equality: Rethinking Measurement and Monitoring for Local Governance” (Cura e uguaglianza: ripensare la misurazione e il monitoraggio per la governance locale) scritta da Caterina Arciprete, Federico Ciani, Andrea FerranniniMaria Nannini. L’analisi è parte del 7° Rapporto Globale sulla Democrazia Locale e il Decentramento (GOLD VII) nell’ambito delle Economie dell’Uguaglianza e della Cura di UCLG – Città e Governi Locali. La ricerca mostra come per favorire il cambiamento concettuale sia necessario far corrispondere un’evoluzione nel modo in cui la cura viene misurata e monitorata. Per renderlo operativo, le autrici e gli autori forniscono alcune raccomandazioni di policy rivolte alle organizzazioni internazionali e al sistema delle Nazioni Unite, ai governi nazionali, ai governi locali e alle organizzazioni della società civile, alle associazioni e ai movimenti.

Nel loro articolo, le ricercatrici e i ricercatori analizzano come la distribuzione delle responsabilità di cura tra famiglie, istituzioni pubbliche, mercati e comunità diventi concretamente osservabile al livello delle città e dei contesti locali. L’analisi delle buone pratiche di tre città, Buenos Aires, Bogotà e Barcellona, mostra proprio che è al livello locale che fioriscono le risposte più innovative: tutte e tre queste città hanno adottato percorsi diversi ma complementari per integrare il lavoro di cura nella governance pubblica.

Basandosi sui risultati empirici dell’analisi, l’articolo tra 2 conclusioni :

  • In primo luogo, è fondamentale misurare l’attività di cura a livello locale.
  • In secondo luogo, misurare l’attività di cura richiede un approccio metodologico multidimensionale e stratificato. Nessuno strumento può cogliere da solo la complessità del sistema di assistenza.

 

Perché è fondamentale misurare l’assistenza e la cura a livello locale?

Il lavoro di cura è intrinsecamente locale e gli enti locali si trovano in una posizione privilegiata per plasmare gli ecosistemi della cura, poiché operano al livello in cui vengono erogati i servizi per la vita quotidiana.

I framework di misurazione convenzionali rimangono ancorati a metriche basate sul PIL. Sono generalmente progettati per catturare la dimensione economica e monetizzabile. Infatti, trascurano sistematicamente molti dei processi sociali ed ecologici che sostengono il benessere collettivo. Gran parte delle attività di cura rimane statisticamente invisibile all’interno di questi quadri contabili dominanti. Comprendere a fondo i sistemi di cura richiede di andare oltre gli aggregati nazionali ed esaminare come essa sia strutturata e sostenuta all’interno di specifici contesti.

 

Quali sono gli strumenti disponibili per misurare l’attività di cura a livello locale?

Il «Care Diamond» offre una lente analitica utile a questo scopo, concettualizza il lavoro di cura come un processo co-prodotto, sostenuto da quattro pilastri interconnessi: le famiglie, il settore pubblico, il mercato e il settore non profit/comunitario. La struttura del «Care Diamond» non deve però essere intesa come la ricerca di una configurazione ottimale o universalmente «migliore» tra famiglie, settore pubblico, mercato e comunità. Si tratta piuttosto di un processo di negoziazione dinamica e politica, che si evolve in risposta ai cambiamenti demografici, economici e sociali.

Infatti, è necessario un quadro multidimensionale, in grado di cogliere gli effetti distributivi, la qualità e l’accessibilità dei servizi, la divisione di genere del lavoro non retribuito, la capacità istituzionale e la sostenibilità a lungo termine. Gli autori propongono una panoramica comparativa che include i pilastri dell’assistenza e gli strumenti per la sua misurazione.

Raccomandazioni per i governi nazionali 

I governi nazionali dovrebbero riconoscere formalmente la cura come una dimensione fondamentale della riproduzione sociale, dell’uguaglianza e del benessere, e orientarsi progressivamente verso modelli di attività di cura basati sui diritti. Ciò significa andare oltre le misure settoriali frammentarie e adottare strategie o sistemi nazionali di lavoro di cura che chiariscano le responsabilità, garantiscano standard minimi e creino meccanismi stabili di finanziamento, coordinamento e rendicontazione. Ove opportuno, i paesi dovrebbero inoltre promuovere il riconoscimento giuridico del diritto alla cura, di essere assistiti e di prendersi cura di sé stessi, in linea con il più ampio orientamento regionale e internazionale che considera il lavoro di cura un diritto umano. Alcuni paesi dell’America Latina (ad es. il Cile) hanno recentemente promosso leggi o sistemi nazionali che vanno in questa direzione.

I governi nazionali dovrebbero inoltre integrare il lavoro di cura in modo più sistematico nelle loro strutture statistiche e contabili. Poiché molti degli strumenti fondamentali per misurare la cura, quali le indagini sull’impiego del tempo, i conti satellite e i conti della produzione delle famiglie, vengono solitamente elaborati a livello nazionale o regionale, i sistemi statistici nazionali svolgono un ruolo decisivo nel rendere visibile la cura. Ciò implica l’istituzionalizzazione di indagini periodiche sull’impiego del tempo, il rafforzamento dei conti satellite del lavoro di cura, il miglioramento della disaggregazione per genere, età, reddito, territorio e tipo di famiglia, e la garanzia che i dati possano essere ridimensionati o tradotti in forme utilizzabili dagli enti locali. Senza questo sforzo, le autorità locali rimangono responsabili della gestione dell’assistenza senza un’adeguata base di dati.

Un’altra priorità è il coordinamento a più livelli. I governi nazionali dovrebbero creare quadri di riferimento stabili per la collaborazione tra ministeri, istituti di statistica, autorità regionali e comuni, in modo che la misurazione dei servizi di cura non risulti frammentata tra istituzioni scollegate tra loro. Ciò comprende indicatori condivisi, sistemi amministrativi interoperabili, standard comuni per i metadati e meccanismi per la co-elaborazione di analisi diagnostiche a livello locale. Richiede inoltre un sostegno tecnico costante ai comuni, in particolare a quelli più piccoli o con minori risorse, per istituzionalizzare i sistemi di monitoraggio e trasformare i dati in strumenti politici concreti.

I governi nazionali dovrebbero inoltre favorire una collaborazione strutturata tra gli enti locali, le università, le organizzazioni della società civile, le reti femministe e gli attori della comunità. In molti territori, questi attori dispongono già delle capacità analitiche, delle conoscenze concrete e della legittimità sociale necessarie per raccogliere, interpretare e mettere a frutto i dati relativi alla cura. È quindi necessario che quadri giuridici e finanziari più solidi sostengano i partenariati locali per la ricerca, la diagnosi partecipativa, la valutazione e la sperimentazione, anziché considerare i dati relativi alla cura come una mera funzione amministrativa.

Raccomandazioni per i governi locali & regionali

Gli enti locali e regionali dovrebbero considerare la misurazione della cura come una funzione fondamentale di governance, non come un elemento accessorio facoltativo. Ciò significa integrare gli indicatori del lavoro di cura nella pianificazione, nella definizione del bilancio, nella progettazione dei servizi e nella valutazione, assicurandosi che la misurazione tenga conto sia della dimensione dell’offerta che di quella della domanda di cura. Le analisi territoriali dovrebbero combinare dati amministrativi, analisi spaziali, dati sull’impiego del tempo (ove disponibili) e strumenti qualitativi o partecipativi in grado di rendere visibili le dimensioni relazionali, culturali e comunitarie che spesso sfuggono ai set di dati standard. I casi di Bogotá e Buenos Aires dimostrano che dashboard, mappe e piattaforme di monitoraggio possono supportare la pianificazione e la rendicontazione, ma aiutano anche a inquadrare il sistema di cura come una questione pubblica condivisa piuttosto che come un onere privato. Barcellona aggiunge un’ulteriore lezione: il monitoraggio dovrebbe riconoscere anche le forme di cura basate sui beni comuni e sulla comunità, non solo i servizi formali, se le amministrazioni locali vogliono cogliere l’intera ecologia dell’assistenza all’interno dei propri territori.

Gli enti locali e regionali non dovrebbero limitarsi a fungere da destinatari passivi di quadri di riferimento e visioni della cura definiti dall’esterno, spesso radicati in presupposti eurocentrici. Piuttosto, il livello locale dovrebbe essere lo spazio in cui i sistemi di misurazione della cura vengono attivamente reinterpretati e rimodellati per riflettere visioni del mondo plurali, realtà sociali diverse e pratiche specifiche del contesto. Ciò richiede una particolare attenzione alle esperienze e alle modalità di cura delle comunità di migranti, dei gruppi emarginati e delle popolazioni indigene, garantendo che i quadri di misurazione siano inclusivi, sensibili al contesto e in grado di riconoscere una pluralità di modi in cui il lavoro di cura è organizzato e sostenuto.