25 maggio 2026 ARCO

Piccoli comuni e diritto di restare: una nuova strategia europea

Per garantire il diritto di restare, ovvero quello di abitare e/o di tornare ad abitare, nei piccoli comuni delle aree interne e rurali è necessario non prevedere solo investimenti e rinnovo dei servizi ma anche costruire fiducia, attivare le comunità e riconoscere il loro valore sociale, culturale e ambientale. Data la diversità dei motivi per cui i comuni rurali e remoti sono afflitti da declino economico e demografico e da una limitata accessibilità ai servizi pubblici, l’impegno istituzionale potrebbe concentrarsi nel delineare dei principi comuni – partecipazione comunitaria, collaborazione tra attori locali, apertura a competenze esterne e rafforzamento delle capacità locali – che possono essere adattati ai diversi contesti territoriali.
L’Unione Europea ha avviato una consultazione pubblica nell’ambito dell’iniziativa “Right to Stay – Your Region, Your Future”, finalizzata alla raccolta delle diverse esperienze europee per definire una strategia sovranazionale che affronti le disparità territoriali e il tema del “diritto di restare”. ARCO in questo quadro ha lavorato e ha studiato alcune buone pratiche in Italia, in Spagna, in Lituania capaci aiutare a delineare principi, più che modelli replicabili, valorizzando i contesti piccoli, rurali e remoti.

Ogni territorio possiede un potenziale specifico che può essere attivato attraverso interventi integrati che agiscano contemporaneamente sull’ambiente costruito, sull’ambiente sociale e sui servizi pubblici. Purtroppo però il racconto delle zone rurali si concentra spesso sugli svantaggi strutturali a discapito delle energie, della ricchezza e delle potenzialità in termini di innovazione sociale, ambientale ed economica che rappresentano.
Quali sono quindi gli interventi e le politiche che possono essere promossi a livello locale per contrastare i processi di marginalizzazione che interessano i contesti rurali, ampliando le opportunità delle persone di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nei territori che chiamano ‘casa’?

1. L’esperienza dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Crate in Abruzzo: il ruolo delle 3 dimensioni dell’ambiente costruito

L’Unità di Sviluppo Locale ha avviato un confronto e una collaborazione con l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere (USRC) in Abruzzo, dove la ricostruzione successiva al terremoto del 2009 è stata un’occasione di rigenerazione territoriale e sociale.
In particolare, l’esperienza del USRC mostra come la ricostruzione dopo una crisi non debba limitarsi alla ricostruzione fisica degli edifici, ma richieda una serie di interventi integrati sulle tre dimensioni dell’ambiente costruito: la dimensione economica (come gli spazi per il commercio e l’industria), la dimensione sociale (coesione e identità) e la dimensione ambientale (sostenibilità).

Tra i comuni supportati dall’USRC, il comune di Gagliano Aterno, un piccolo comune montano di 250 abitanti, rappresenta l’esperienza che dimostra il potenziale trasformativo dei percorsi che combinano rigenerazione materiale e immateriale. Grazie alla collaborazione tra l’amministrazione comunale, l’Università di Torino e la comunità locale, il paese ha avviato iniziative di partecipazione, inclusione sociale e valorizzazione del patrimonio culturale parallelamente ai processi di ricostruzione.

Negli ultimi quattro anni, il comune ha attratto nuovi abitanti, ha visto la nascita di nuove attività economiche, associazioni e spazi collettivi e il 30 settembre 2025 è stato premiato con il “New European Bauhaus – Boost for Small Municipalities 2025” per la rigenerazione dei piccoli comuni.

2. L’esperienza del Society and Enterprise Development Institute in Lituania: il ruolo delle giovani generazioni

Tra le esperienze internazionali studiate dall’Unità di Sviluppo Locale, il Society and Enterprise Development Institute (SEDI) affronta il tema dell’ambiente sociale dal punto di vista delle giovani generazioni.
Il diritto di restare passa anche dalla possibilità, per i/le giovani, di immaginare il proprio futuro nei territori in cui sono cresciuti. SEDI promuove, infatti, progetti che offrono opportunità concrete di partecipazione e autonomia ai/alle giovani, attraverso piccoli finanziamenti diretti alla realizzazione di idee e iniziative comunitarie.
I/le giovani vengono coinvolti/e direttamente nella progettazione, gestione delle risorse e organizzazione delle attività, sviluppando competenze e rafforzando il proprio senso di appartenenza al territorio e SEDI li/le affianca, insegnando a scrivere progetti e a svilupparli e creando connessioni con i decisori politici affinché la voce dei giovani venga ascoltata dalla politica.
SEDI ha inoltre sviluppato programmi di occupazione giovanile e volontariato estivo rivolti ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni, con l’obiettivo di creare un legame duraturo con il territorio anche dopo il trasferimento per motivi di studio.
Ascoltare le idee dei giovani e costruire relazioni basate sulla fiducia può quindi rappresentare un elemento fondamentale per invertire i processi di abbandono dei piccoli comuni.

3. L’esperienza del Consello de Contas de Galizia: il ruolo delle istituzioni indipendenti di controllo

La sezione Audit del Consello de Contas de Galizia è un’istituzione indipendente di controllo il cui raggio d’azione negli ultimi anni si è progressivamente ampliato verso la valutazione dell’efficacia, dell’efficienza e degli impatti economici, sociali e ambientali delle politiche pubbliche.
La Galizia sta affrontando importanti processi di spopolamento nelle aree rurali. Per questo il Consello de Contas ha sviluppato strumenti di monitoraggio e valutazione che permettono di confrontare le performance economiche e dei servizi pubblici e i risultati delle politiche territoriali nei diversi comuni.
Il lavoro di audit ha mostrato tre elementi centrali:
• la necessità di strategie integrate e multilivello per affrontare la sfida demografica;
• l’importanza della qualità istituzionale, della collaborazione e della capacità amministrativa;
• l’importanza della valutazione e della disponibilità di indicatori significativi per orientare le politiche pubbliche.

Quale ruolo allora per l’Europa?

Lo studio delle buone pratiche e il confronto tra gli attori e le attrici protagonisti permette di trarre alcune conclusioni su quale ruolo può effettivamente avere l’Unione Europea nel sostenere i piccoli comuni, ovvero:
• rafforzare le capacità amministrative e istituzionali dei piccoli comuni;
• promuovere le reti di cooperazione territoriale e lo scambio di buone pratiche;
• sostenere l’innovazione sociale, tecnologica e imprenditoriale nelle aree rurali;
• collegare le politiche per i piccoli comuni e le sfide globali come la transizione demografica e il cambiamento climatico;
• definire degli standard minimi per i servizi essenziali e una maggiore attenzione alla qualità dei servizi pubblici.

Tutte queste esperienze sono state presentate durante il workshop “Right To Stay And Live In Small Municipalities: Evidence And Experiences On The Role Of Built Environment, Social Environment And Public Services”, organizzato dall’Unità di Sviluppo Locale di ARCO in collaborazione con il Consello de Contas de Galicia durante la 23ª European Week of Regions and Cities, svoltasi al Parlamento Europeo di Bruxelles il 13 ottobre 2025. Hanno partecipato Marianna Stori per dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere (USRC) in Abruzzo, Aistė Rutkauskienė, co-fondatrice del Society and Enterprise Development Institute (SEDI) in Lituania e Simón Rego Vilar, alto amministratore civile e presidente della sezione Audit del Consello de Contas de Galizia.

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