24 febbraio 2026 ARCO

La valutazione femminista: empowerment, intersezionalità e trasformazione sociale

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La valutazione femminista parte dal presupposto che il genere conta. Non si limita a misurare risultati, ma interroga il contributo di un intervento nei confronti della giustizia sociale e dell’equità di genere, con particolare attenzione alle persone marginalizzate o a rischio di marginalizzazione. Per ARCO, la valutazione femminista non è un’etichetta metodologica, bensì una postura epistemologica. Riconoscere che il genere conta, che le relazioni di potere attraversano i processi di sviluppo e che la produzione di conoscenza non è neutra implica progettare valutazioni capaci di leggere le disuguaglianze in chiave intersezionale, coinvolgere attivamente le persone interessate e restituire risultati orientati alla trasformazione sociale.

La valutazione non è neutra: un approccio apparentemente neutro rischia di occultare le dinamiche strutturali e di riprodurre le asimmetrie di potere esistenti.

La valutazione femminista nasce negli anni Novanta e trova una prima sistematizzazione teorica nei primi anni duemila (vedi i contributi di Seigart, Brisolara and SenGupta, 2014). Non esiste una definizione univoca di valutazione femminista, così come non esiste una definizione unica di femminismo. Tuttavia, vi sono elementi comuni a tutti gli approcci: il riconoscimento che la maggior parte delle società è organizzata secondo norme e istituzioni patriarcali e che il genere non può essere analizzato separatamente da altri assi di disuguaglianza quali disabilità, etnia, orientamento sessuale e status socio-economico.

L’applicazione di un approccio partecipativo femminista permette dunque di valutare in che misura, indipendentemente dal settore di intervento, un progetto:

  • abbia rafforzato l’empowerment delle donne e delle loro organizzazioni;
  • abbia prodotto cambiamenti a livello micro, ad esempio negli equilibri di potere intra-familiari;
  • abbia inciso sul livello macro, mettendo in discussione assetti strutturali e politici patriarcali.

Nel contesto della cooperazione internazionale, questo orientamento si intreccia con il dibattito sulla decolonizzazione della valutazione e sull’importanza di indicatori localizzati, capaci di riflettere priorità, significati e sistemi di conoscenza locali.

Per ARCO, adottare un approccio femminista alla valutazione significa integrare tale prospettiva in tutte le fasi del processo valutativo:

  • Nel disegno della valutazione, attraverso una definizione partecipata dei concetti chiave – genere, inclusione, intersezionalità, empowerment – come primo passo operativo. Tra le accortezze metodologiche rientrano, ad esempio, interviste condotte da persone dello stesso sesso (sex-matched interviews) e la formazione specifica del team che si occuperà della raccolta dati, la redazione di un protocollo etico dettagliato, volto a garantire qualità, coerenza e tutela del benessere delle/dei partecipanti, specialmente in presenza di temi sensibili.
  • Nella progettazione e somministrazione degli strumenti, applicando metodi partecipativi e garantendo il coinvolgimento delle/dei portatrici/tori di interesse in ogni fase: dalla definizione del disegno valutativo, alla costruzione e applicazione degli strumenti, fino alla validazione dei risultati. L’obiettivo dunque non è solo di estrarre informazioni dalle persone che partecipano alle attività valutative: la valutazione mira ad aumentare l’empowerment delle beneficiarie coinvolte. Accanto a strumenti valutativi standard, viene dato spazio a strumenti più accessibili come il photo-voice che permette di partecipare alla raccolta data anche coloro che non hanno livelli di alfabetizzazione elevati. La scelta degli indicatori non si limita ad individuare gli output, ma vuole fare emergere processi e capabilities/opportunità in coerenza con l’approccio delle capabilities.
  • Nell’applicazione di una lente femminista e inclusiva ai criteri valutativi, utilizzando i criteri OCSE-DAC (rilevanza, coerenza, efficacia, impatto, efficienza e sostenibilità) come quadro di riferimento, ma includendo un’analisi alla luce delle disuguaglianze di genere e delle altre dimensioni di esclusione.
  • Nell’analisi dei dati e nella restituzione dei risultati, riconoscendo l’importanza della restituzione alle beneficiarie e alle comunità coinvolte come momento di accountability e di ulteriore empowerment.

ARCO adotta un proprio framework dell’empowerment e presta attenzione ai diversi livelli di analisi, dove il livello micro (donne e dinamiche familiari) è sempre collocato in un quadro macro, per evidenziare la natura strutturale delle disuguaglianze.

L’approccio femminista
alla valutazione

La valutazione femminista è dunque una lente da applicare trasversalmente alla pratica valutativa, più che un insieme predefinito di metodi. Alcuni strumenti – come outcome mapping e outcome harvesting e ricerca emancipatoria – si prestano maggiormente a questo orientamento, poiché facilitano processi partecipativi e valorizzano i cambiamenti nei comportamenti, nelle relazioni di potere e nelle capacità degli attori coinvolti. Tuttavia, ciò che qualifica una valutazione come femminista non è il metodo in sé, né l’oggetto della valutazione, bensì l’attenzione alle asimmetrie strutturali e l’impegno a produrre conoscenza utile a sfidare sistemi patriarcali e altre forme intersezionali di oppressione.

Adottare tale prospettiva significa collocare ogni esercizio valutativo dentro una visione più ampia di cambiamento strutturale, assumendo che la produzione di evidenze non sia mai neutra, ma sempre parte di una più ampia contesa sui significati, sulle priorità e sulle traiettorie di sviluppo. La valutazione diventa uno spazio di apprendimento collettivo e di responsabilità condivisa, finalizzato non solo alla misurazione dei risultati, ma alla promozione di società più giuste, inclusive e libere dalla violenza di genere.